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“Notti di zucchero”: emozioni, tradizioni e racconti al plesso Carmine

Alla riscoperta delle tradizioni

Utente Vittoria Di Grande

da Vittoria Di Grande

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Giovedì 30 Ottobre, il salone teatro del plesso Carmine ha accolto un incontro speciale promosso dalla delegazione di Caltagirone dell’Accademia Italiana della Cucina, dedicato alla riscoperta delle tradizioni legate alla festa dei morti. L’iniziativa ha coinvolto con entusiasmo alunni e genitori, trasformando la mattinata in un’esperienza educativa e profondamente emozionante. Protagonista della narrazione è stata la prof.ssa Fanny Consoli, che ha saputo conquistare l’attenzione dei bambini con una voce calda e coinvolgente, guidandoli in un viaggio tra memoria, affetti e simboli. Particolarmente toccante è stato il racconto della leggenda del crisantemo, fiore che sboccia proprio in autunno e che, secondo la tradizione, narra il gesto d’amore di una bambina che, per salvare la madre malata, trasformò un fiore semplice in uno dai mille petali, dando così origine al crisantemo. Un racconto che ha suscitato emozione e riflessione, rendendo i piccoli partecipanti protagonisti attivi e attenti. Accanto a lei, il dott. Maurizio Pedi ha offerto una preziosa lezione di cultura gastronomica, illustrando con grande competenza l’origine e il significato dei nomi dei dolci tipici della ricorrenza: dai “totò”, nati come biscotti di recupero e legati alla semplicità affettuosa della quotidianità, ai “bersaglieri”, che con la loro forma slanciata evocano le uniformi militari, simbolo di onore e memoria. I “pupi di zucchero” statuette colorate risalenti al XVI secolo, rappresentano il legame tra generazioni e la trasformazione del lutto in festa. Le “ossa dei morti”, biscotti croccanti dalla forma stilizzata di ossa umane, uniscono sacro e profano nella commemorazione dei defunti. Infine, il dott. Pedi ha raccontato l’origine curiosa delle “rame di Napoli”, dolci tipici del catanese, morbidi e ricoperti di cioccolato fondente. Il loro nome risale all’Ottocento e si collega alle monete di rame coniate durante il Regno delle Due Sicilie, trasformando il biscotto in un augurio di prosperità e fortuna. A completare questo affascinante viaggio tra i sapori della memoria, non poteva mancare la pasta reale, conosciuta anche come frutta Martorana: dolcetti di mandorla finemente modellati e dipinti a mano per imitare alla perfezione frutti, ortaggi e talvolta pesci. Il nome “Martorana” deriva dal monastero palermitano annesso alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, dove le suore benedettine, secondo la tradizione, in vista della visita di un alto prelato, decisero di decorare il giardino del chiostro con frutti finti, poiché quelli veri erano ormai fuori stagione. Utilizzando pasta reale (mandorle e zucchero), crearono frutti così realistici da stupire gli ospiti e dare origine ad una tradizione che si è tramandata nei secoli. Oltre a essere un capolavoro di arte dolciaria, la frutta Martorana rappresenta un omaggio alla bellezza della natura e un dono simbolico che, nella festa dei morti, assume il significato di continuità, abbondanza e affetto duraturo. A rendere ancora più significativo l’incontro è stata la presenza della Dirigente Scolastica dott.ssa Tecla Guzzardi, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa, sottolineando l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria, della tradizione e della cultura locale. Un sentito ringraziamento va ai rappresentanti dell’Accademia Italiana della Cucina per la loro disponibilità, competenza e passione, che hanno reso l’incontro un momento autentico di crescita e condivisione per tutta la comunità scolastica. I docenti